Cresce l’interesse per i cocktail a bassa gradazione alcolica e si amplifica il ruolo delle bollicine italiane nella nuova cultura dell’aperitivo, ne parliamo con Diego di FBS Flair Bartender’s School.
Diego perché oggi il mondo della mixology guarda sempre più ai cocktail Low ABV (Low Alcohol By Volume)?
La miscelazione contemporanea mette sempre più al centro l’equilibrio tra le diverse componenti del cocktail: acidità, dolcezza, parte aromatica e consistenza. Un drink ben costruito non deve necessariamente avere un’elevata componente alcolica per essere interessante, ma deve riuscire a esprimere personalità, armonia e piacevolezza. Il concetto di Low ABV non significa semplicemente “bere meno”, ma valorizzare maggiormente ogni singolo ingrediente e creare cocktail versatili e adatti a diverse occasioni di consumo. Per molto tempo il cocktail è stato associato alla sua struttura, alla complessità della ricetta e spesso anche alla sua gradazione alcolica. Oggi la prospettiva è cambiata: il consumatore non cerca necessariamente un drink più forte, ma una proposta caratterizzata da una gradazione alcolica contenuta che sia allo stesso tempo capace di offrire grande ricchezza aromatica e complessità.
L’aperitivo sembra essere il momento perfetto per questa evoluzione. Per quale motivo?
L’aperitivo italiano nasce da un concetto di convivialità: non è soltanto un momento dedicato al consumo di una bevanda, ma un’occasione di incontro, dialogo e condivisione. Per questo motivo richiede drink capaci di accompagnare il momento senza sovrastarlo. Un cocktail da aperitivo deve essere piacevole, fresco e facilmente godibile anche durante un’esperienza più lunga, magari in abbinamento al cibo. La filosofia Low ABV interpreta perfettamente questa esigenza perché permette di creare bevande raffinate e caratterizzate da una grande bevibilità.
Quali sono i motivi per cui questa tendenza sta conquistando sempre più consumatori?
Le nuove generazioni dimostrano una maggiore attenzione verso uno stile di consumo consapevole, orientato alla qualità e alla ricerca di esperienze autentiche. Oggi il consumatore vuole conoscere ciò che beve, riconoscere gli ingredienti e comprendere il lavoro che si trova dietro ogni preparazione. La scelta non è più soltanto legata alla quantità di alcol, ma alla qualità complessiva dell’esperienza. Questo ha portato a una crescente richiesta di cocktail eleganti, equilibrati e capaci di accompagnare momenti di socialità senza risultare impegnativi.
In questo scenario quale ruolo possono avere le bollicine italiane nella miscelazione?
Le bollicine stanno vivendo una nuova stagione da protagoniste. Se in passato erano considerate soprattutto un elemento di celebrazione o un semplice completamento del cocktail, oggi rappresentano una vera materia prima per la creatività dei bartender. La loro effervescenza naturale dona leggerezza, amplifica la percezione aromatica e contribuisce a rendere il sorso più dinamico e persistente. Uno spumante di qualità può diventare un elemento fondamentale nella costruzione di un cocktail, aggiungendo eleganza e complessità senza alterare l’identità della ricetta.
Che cosa deve conoscere un bartender nella scelta di uno spumante da utilizzare in miscelazione?
La scelta della bollicina non può essere casuale. Ogni spumante porta con sé caratteristiche specifiche che influenzano il risultato finale del cocktail. Elementi come il perlage, l’acidità, la struttura, il dosaggio zuccherino e il tempo di affinamento sui lieviti sono fondamentali per trovare il giusto equilibrio con gli altri ingredienti. Conoscere il prodotto significa riuscire a valorizzarne le caratteristiche e utilizzarlo come una vera componente della ricetta, non semplicemente come un’aggiunta finale.
Tra le denominazioni italiane più interessanti per la mixology troviamo l’Alta Langa DOCG. Perché?
L’Alta Langa DOCG rappresenta una delle espressioni più raffinate del Metodo Classico italiano. Prodotta esclusivamente con Pinot Nero e Chardonnay nelle colline piemontesi, si distingue per eleganza, struttura e complessità aromatica. Il lungo affinamento sui lieviti (da disciplinare minimo 30 mesi) dona una particolare ricchezza di profumi e gusto, caratteristiche che rendono questa DOCG estremamente interessante anche nel mondo della miscelazione. Le note evolutive, la finezza del perlage e l’equilibrio tra freschezza e struttura permettono all’Alta Langa DOCG di dialogare con ingredienti diversi mantenendo sempre grande armonia nel bicchiere. Naturalmente non si tratta di sostituire lo Champagne nei grandi classici per semplice esercizio stilistico. L’obiettivo è valorizzare un patrimonio italiano che possiede caratteristiche proprie e che può offrire interpretazioni originali, mantenendo intatto lo spirito della ricetta.
Diego, puoi farci un esempio di ricetta dove inseriresti l’Alta Langa al posto dello Champagne.
Il French 75 è un grande classico, la sua forza risiede nella semplicità: pochi ingredienti perfettamente bilanciati, capaci di creare un drink fresco, agrumato ed estremamente elegante. La sua struttura lo rende particolarmente adatto a una reinterpretazione contemporanea dedicata al momento dell’aperitivo, dove la componente delle bollicine può esprimere al meglio le proprie caratteristiche.
French 75 Alta Langa Rosé
Ingredienti
- 30 ml Luis Gin Eight
- 20 ml succo di limone fresco
- 15 ml sciroppo di zucchero
- Fill di Gancia Alta Langa DOCG Rosé

Preparazione
Versare il gin, il succo di limone e lo sciroppo di zucchero in uno shaker con ghiaccio. Shakerare energicamente e filtrare il contenuto in una flûte ben refrigerata. Completare delicatamente con Gancia Alta Langa DOCG Rosé e mescolare con un leggero movimento per preservare la finezza del perlage.
Il risultato è un cocktail elegante e sorprendentemente equilibrato: le note agrumate del limone incontrano i sentori di piccoli frutti rossi e le sfumature di crosta di pane donate dal lungo affinamento sui lieviti. La freschezza del Metodo Classico accompagna il sorso con leggerezza e persistenza.
BIO FBS FLAIR BARTENDER’S SCHOOL
Diego Tarantino è il Founder & Trainer della FBS Flair Bartender’s School realtà attiva dal 1997 nella formazione professionale per bartender, con sede a Roma. Negli anni ha formato migliaia di professionisti del settore, unendo didattica pratica, conoscenza dei prodotti e un forte legame con il mondo del lavoro e della distribuzione beverage.
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